3) Locke. Epistola al lettore.

Nell' Epistola al lettore Locke racconta l'occasione da cui  nato
il Saggio e precisa la funzione del filosofo, che  quella di un
operaio che vuole pulire un poco il terreno e togliere qualche
immondizia sul terreno della conoscenza.
J. Locke, Saggio sull'intelletto umano, Epistola al lettore
(pagina 179).

Se fosse il momento di disturbarvi con la storia di questo Saggio,
dovrei dirvi che cinque o sei amici si riunirono nella mia camera,
e si misero a discutere su un argomento molto lontano da questo;
ma subito dovettero arrestarsi per le difficolt che emergevano da
ogni parte. Dopo esserci un po' tormentati, senza avvicinarci alla
soluzione dei dubbi che ci angustiavano, mi venne in mente che
avevamo preso una strada sbagliata, e che, prima di accingerci a
ricerche di questa natura, era necessario esaminare le nostre
capacit, e vedere quali oggetti le nostre intelligenze erano o
non erano adatte a trattare. Proposi questo ai miei compagni, che
prontamente furono d'accordo; perci fu stabilito che questa
sarebbe stata la nostra prima ricerca...
Pu darsi che venga rimproverata come una grossa vanit o
insolenza da parte mia la pretesa di istruire questa et tanto
coltivata: perch la mia pretesa non  minore di questa, quando
riconosco che pubblico questo Saggio con la speranza che possa
essere utile agli altri. Ma, se mi  permesso di parlare
liberamente di quelli che con finta modestia condannano come
inutili le cose che scrivono essi stessi, penso che abbia un
sapore molto pi forte di vanit o d'insolenza il pubblicare un
libro per un fine diverso da quello dell'utilit. Manca moltissimo
contro il rispetto che  dovuto al pubblico chi stampa, e di
conseguenza si aspetta che gli uomini leggano, quello in cui egli
pensa che non debbano incontrare nulla che possa essere utile a s
o agli altri. E, se anche null'altro fosse trovato di ammissibile
in questo trattato, tuttavia il mio intento non cesserebbe di
essere questo e la bont della mia intenzione dovrebbe fornirmi
qualche scusa per la mancanza di valore del mio dono. Ed  questo
che soprattutto mi mette al sicuro dalla paura delle censure che
m'aspetto di non poter evitare, pi di quel che siano riusciti
scrittori migliori di me. I princpi, le nozioni e i gusti degli
uomini sono cos differenti, che  difficile trovare un libro che
piaccia o dispiaccia a tutti gli uomini. Riconosco che l'et nella
quale viviamo non  tra le meno colte, e perci non  la cosa pi
facile soddisfarla. Se non ho la buona fortuna di piacere,
tuttavia nessuno deve offendersi con me. Dico subito a tutti i
miei lettori, eccetto una mezza dozzina, che questo trattato
all'inizio non  stato pensato per loro, e perci essi non devono
prendersela se non sono tra coloro ai quali il trattato 
indirizzato. Ma tuttavia, se qualcuno pensa bene di arrabbiarsi
con questo libro e di prendermi in giro, pu farlo con tutta
tranquillit, perch trover qualche modo migliore di spendere il
tempo che impiegarlo in controversie di questa specie. Avr sempre
la soddisfazione di aver mirato sinceramente alla verit e
all'utilit, sebbene in uno dei modi pi modesti. La repubblica
delle lettere non manca in questo momento di architetti, i cui
possenti disegni, nell'avanzamento delle scienze, lasceranno
monumenti duraturi all'ammirazione della posterit. Ma bisogna
pure che non tutti sperino di essere un Boyle o un Sydenham; e in
un'et che produce maestri come il grande Huygens e
l'incomparabile signor Newton, con qualche altro di quella forza,
 ambizione sufficiente essere impiegato come un operaio nel
pulire un pochino il terreno, e nel togliere qualcuna delle
immondizie che giacciono lungo il cammino che conduce alla
conoscenza. La quale conoscenza avrebbe compiuto in questo mondo
progressi molto maggiori, se gli sforzi di uomini pieni di ingegno
e di industriosit non fossero stati ostacolati dall'uso colto, ma
frivolo, di termini bizzarri, affettati o inintelligibili,
introdotti nelle scienze, e qui diventati oggetto di un'arte
speciale, al punto tale che la filosofia, la quale non  altro che
la vera conoscenza delle cose, fu considerata inadatta o incapace
di essere portata in compagnie ben educate e in conversazioni
civili. Modi di parlare vaghi e insignificanti e abuso di
linguaggio per troppo tempo sono passati come misteri di scienza;
e parole difficili e applicate a sproposito, con poco o nessun
significato, hanno ottenuto, per prescrizione, il diritto di
essere scambiate per cultura profonda e altezza di speculazione,
al punto che non sar facile persuadere quelli che parlano o
quelli che li ascoltano, che quelle parole sono soltanto la
copertura dell'ignoranza e l'impedimento della vera conoscenza.
Aprire un varco nel santuario della vanit e dell'ignoranza sar,
suppongo, rendere un servizio all'intelligenza umana, sebbene
siano cos pochi quelli che sono disposti a pensare che essi
ingannano o sono ingannati nell'uso delle parole.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 626-628.
